
Ha le fattezze di una donna il primo ministro virtuale di un governo: si chiama Diella, sorride e veste abiti tradizionali, si occupa di corruzione degli appalti pubblici in Albania. È interamente creato e gestito da un bot, ma questo è ironicamente l'unico, o il più visibile, primato femminile per quanto riguarda l'IA. La battaglia sulle Stem, che pure ha visto un significativo aumento delle studentesse ma una diminuzione delle lavoratrici nel campo, si sta spostando infatti sulla programmazione e sull'uso di sistemi informatici generativi.

Diella, la Ministra virtuale albanese
E i dati non sono dei più confortanti. L'analisi della Bank for International Settlements certifica che nel 2024 negli Usa l'IA generativa era già usata dal 50% degli uomini ma solo dal 37% delle donne. D'altra parte secondo il World Economic Forum, le donne rappresentano appena il 22% dei professionisti dell’IA a livello globale, il 18% dei relatori nelle principali conferenze e un trascurabile 13,83% degli autori di pubblicazioni. Il nostro Paese è più o meno in linea con il resto d'Europa ma secondo gli ultimi dati Unesco nelle materie Stem è ferma al 34% la quota delle donne coinvolte, si scende al 26 nelle attività direttamente legate all’utilizzo dell’IA e si tocca il 22% nella sua programmazione. Oltre a questi dati impietosi, il futuro non appare rose e fiori, neanche fossero mimose dell'8 marzo.
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